15mar 2022
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: LA SIGNORILITÀ DEI VINI AQUILA DEL TORRE
Articolo di: Fabiano Guatteri

Abbiamo incontrato Michele Ciani, winemaker e titolare dell’Azienda Agricola Aquila del Torre  di Savorgnano del Torre (UD) in una Web Call organizzata dall’Agenzia di Comunicazione PR Comunicare il Vino.
E’ stata l’occasione per degustare tre referenze, ossia At Friulano – Friuli Colli Orientali DOC 2019, At OASI – DOC Friuli Colli Orientali bianco 2018, At Refosco dal Peduncolo Rosso – Friuli Colli Orientali DOC 2018 (foto 1).

 

 

La Cantina

 

Azienda a conduzione familiare, Aquila del Torre nasce da un progetto che ha preso il via nel 1996 dal nonno e dal padre di Michele Ciani.
Il 2005 è un data storica per la Cantina perché è l’anno della prima vendemmia. Da allora ha seguito un percorso virtuoso evolutivo. Da subito ha provveduto a vinificare separatamente non solo le singole varietà viticole, ma anche ciascuna vigna. La conduzione bio è certificata a partire dalla vendemmia nel 2013, mentre dal 2016 l’azienda utilizza prodotti biodinamici. Tutti i vigneti sono circondati dal bosco e ciò permette di godere di un ecosistema incontaminato e ricco di biodiversità, con al centro la cantina. Qui Aquila del Torre ha agio di concentrare le proprie buone pratiche agricole mettendo a frutto tutto l’impegno di custodi del territorio. La tenuta si sviluppa totalmente in collina, nella zona più a nord dei Colli Orientali del Friuli, in località Savorgnano del Torre. Si tratta di un territorio di riferimento per le varietà a bacca bianca e aromatiche che costituiscono i ¾ dei 18 ettari vitati aziendali. La produzione si è orientata su sei varietà: sauvignon blanc, friulano, picolit, riesling renano, e in misura minore merlot e refosco dal peduncolo rosso. Le bottiglie totali prodotte annualmente sono circa 60 mila.

 

 

Le pratiche vinicole

 

La linea aziendale si identifica nella cura della materia prima, e pertanto rispetto alle pratiche vitivinicole invalse è andata in sottrazione, togliendo cioè l’eccesso che poteva coprire l’identità territoriale, per valorizzare le caratteristiche varietali delle uve, vale a dire nessuna forzatura in cantina. In tal senso le sfide non sono mancate. La prima è stata quella di lavorare con i vitigni bianchi, ma soprattutto con le varietà aromatiche, utilizzando lieviti indigeni. Conseguentemente anno dopo anno, dal 2010 ad oggi, l’attenzione si è sempre più concentrata su fermentazioni innescate con pied de cuve, ossia con starter della fermentazione con lieviti indigeni. Allo scopo nel tempo è stato selezionato il vigneto migliore da cui vendemmiare una piccola quantità da utilizzare in tal senso, ossia come pied de cuve.

 

Le uova di cemento
Non sono mancati accorgimenti soprattutto rispetto alla forma e ai materiali delle vasche arrivando per il Tocai friulano a puntare su vasi vinari di cemento crudo a forma di uovo di circa 17 ettolitri di capacità. Questi misurano 2 metri e mezzo di altezza, e la porosità permette di esprimere al meglio la freschezza del posto, ma anche le caratteristiche varietali delle uve. Si tratta di recipienti prodotti con una mescola di cemento a uso alimentare con le pareti spesse una ventina di centimetri. Il tocai friulano tende alla riduzione per cui in Friuli si effettua una leggera macerazione delle bucce; segue poi la fermentazione e spesso il recipiente preferito è il legno grande. Questa tendenza produttiva, va a ingrassare il vino, nascondendo al tempo stesso il territorio perché il legno, per quanto grande e non nuovo, dà pur sempre il proprio apporto. Da qui la scelta aziendale di risolvere questo problema di riduzione sino a contattare in Francia un costruttore di uova di cemento non vetrificato. La volontà era di dedicare a ciascuna vigna di tocai friulano, che sono 5, un contenitore. Il cemento è poroso, il contenuto comunica con l’esterno, e la forma permette di lavorare molto bene sulle fecce fini.
Si riempiono le uova per ¾ quindi viene unito il pied de cuve: la forma favorisce la distribuzione uniforme dei lieviti indigeni e non c’è controllo della temperatura. Terminata la fermentazione il contenitore viene colmato e in maniera spontanea si svolge la malolattica. Finita la malolattica le fecce più pesanti vengono tolte e il vino viene chiuso in questi contenitori. Così facendo si è andati per sottrazione, ossia si è tolta la temperatura controllata, si sono tolti i travasi e si è mantenuto un contatto con le fecce fini che continuano a circolare nel contenitore.

 

 

I vini

 

Entriamo nel merito dei singoli vini, tutti con etichette fortemente caratterizzanti che riproducono immagini allegoriche.

 

At Friulano – Friuli Colli Orientali DOC 2019 (foto 2)
Le particelle dimorano ad altitudini comprese tra 200 a 300 metri. Le uve, raccolte a mano in cassetta, dopo la pressatura fermentano spontaneamente con lieviti indigeni in vasche di cemento a forma di uovo e nelle stesse il vino ottenuto matura per 9 mesi sui lieviti nobili. E’ infine imbottigliato dove può affinare anni. Per esprimere compiutamente la freschezza del territorio, non c’è contatto tra mosto e bucce, ma una pressatura del grappolo intero cercando di estrarne la parte più nobile.

 

Note Gustative
Colore giallo paglierino
A naso la nota di mandorla che spesso caratterizza il Friulano, lascia posto a ricordi floreali, piante officinali e di frutta esotica.
In bocca sentori fruttati, note sapide, o meglio saline; il sorso esprime eleganza ed è vibrante, lungo con note finali verdi, leggermente amaricanti e fresche.

 

Abbinamenti
Tartare o sashimi di ricciola, linguine al sugo di triglia, formaggi semigrassi.

 


At OASI – DOC Friuli Colli Orientali bianco 2018 (foto 3)
Savorgnano del Torre è una delle dimore storiche del picolit. Nel 2006 è nata la Docg e dal 2010 l’azienda ha affiancato alla produzione del vino classico dolce, ossia del passito, la versione secco. Le uve sono vinificate senza appassimento; la fermentazione avviene in carati di rovere francese di più passaggi con lieviti indigeni e il vino è elevato, sempre sulle fecce fini per 12 mesi prima dell’imbottigliamento.

 

Note Gustative
E’ ancora nella fase giovane, deve affinare di più in bottiglia.
Colore giallo paglierino
Al naso l’impatto non è molto deciso, ma rimane su note di finezza. Odorandolo lascia intuire dolcezza, miele, fiore di tiglio.
In bocca si rivela secco, così da renderlo particolarmente intrigante. Ha una speziatura bianca di sottofondo molto particolare, di pepe bianco molto delicato.
In bocca si stabilisce presto un equilibrio tra frutto molto maturo e parte minerale, un po’ pietrosa: la dolcezza è equilibrata più dalla sapidità che dall’acidità. In bocca si sente la morbidezza che è propria del picolit in quanto anche se non appassito la concentrazione di questi grappoli molto spargoli si fa sentire. Il passaggio nel legno lascia intuire una leggera nota fumé.

 

Abbinamenti
Gamberi alla catalana, risotto di zucca, filetto di sogliola in crosta di nocciola

 


At Refosco Dal Peduncolo Rosso – Friuli Colli Orientali DOC 2018
Il refosco tende a generare vini che tendono a possedere sfumature speziate, talvolta coperte da una corposità potente. E anche qui lo stile di vinificazione della Casa, docet: estraerre, ma con moderazione, così da ottenere una vinosità di fondo nobilitata dall’eleganza della speziatura.
Le uve sono diraspate mantenendo il più possibile l’acino integro sulla base del maceratore, quindi pigiate così da dare luogo a una leggera macerazione carbonica sulla base dei contenitori, che esalta le note fresche.
Il vino trova il suo equilibrio maturando in vasche di cemento vetrificato e in legni di più passaggi, in modo che le prime esaltano il frutto mentre i legni conferiscono maggiore complessità.

 

Note gustative
Colore rosso rubino purpureo
Al naso la sensazione erbacea già avvertita nei bianchi si manifesta con ricordi di tabacco. In genere, come spiega Michele Ciani, nel Refosco si evidenziano prima le note più verdi, qui invece, grazie al fatto che la vigna è esposta completamente a sud, e che le uve sono state vendemmiate nel momento ottimale, il vino esprime il frutto rosso. Ciò nonostante è sempre avvertibile un filo conduttore erbaceo, che contraddistingue questa varietà.
In bocca è fresco, dotato di una speziatura intrigante, ed è sapido senza cenni di concentrazione così da renderlo di immediata bevibilità.

 

Abbinamenti
Risotto alla pasta di salame, faraona in cartoccio, formaggi di lunga stagionatura.

 


Conclusioni

 

I vini degustati, pur nelle loro diversità, hanno alcuni tatti comuni che riproducono lo stile della maison. Sono innanzitutto vini “signorili” in quanto si esprimono senza l’ostentazione propria di chi signore non è. Al naso non sono segnatamente impattanti, ma in bocca si rivelano suadenti, eleganti. Inoltre pur essendo “pronti” all’atto della commercializzazione è nella saggezza dell’attesa che si svelano al meglio in quanto sono vini che vanno in profondità non solo gustativa, ma anche temporale. Nella vinificazione svolgono un ruolo precipuo le fecce nobili la cui azione è favorita anche, come nel caso del Friulano, dalla forma dei vasi vinari.

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