28mar 2022
RABOUCER, MIX PERFETTO DI MUSICA E COCKTAIL: LA DRINK TAPE
Articolo di: Fabiano Guatteri

L’idea è di unire buon bere con altrettanta buona musica, ma non casualmente, bensì in una Drink tape.

 

Come si può assaporare un calice di Supertuscan ammirando un quadro di Piero della Francesca così si può centellinare Goodbye Bluesky ( foto 1 - Bluecoat Gin, Limone, Lavanda, Oolong Tea al latte, Milk washing) ascoltando The Wall dei Pink Floyd. Ed è questo lo spirito della Drink tape, la nuova signature che intesse cocktail e musica.

 

Cocktail e buona musica sono gli ingredienti che Raboucer mixa al meglio.

 

Un passo indietro. Ad animare il locale sono gli intraprendenti barman nonché proprietari Andrea Pirola e Simone Di Gioia (in azione nel video 2 rispettivamente a sinistra e a destra) che rilevano nel 2019 il preesistente e celebrato Bar Cuore che ribattezzandolo Rab-ou-cer ne hanno in qualche modo mutuato il nome.

 

L’originalità del progetto attuale si evince dalla playlist di sette pezzi musicali (raggiungibile tramite QR code e disponibile su Spotify), ognuno dei quali è abbinato a un cocktail, o se vogliamo il contrario, ogni drink è abbianto a uno sfondo musicale. Sì, perché Drink Tape implica che musica e mixology abbiano la stessa importanza.

 

L’atmosfera di Raboucer è rilassante (foto 4), e vien voglia di affondare nel comodo divano o in una poltrona per sorseggiare Noi,Loro, gli Altri ( foto 3 - Don Julio blanco, Casamigos Mezcal, lattofermantazione di ananas, fava tonka, fumo di quercia) abbinato a Noi, Loro, gli Altri di Marracash e Fabri Fibra.

 

Chi sono Andrea e Simone

 

Andrea Pirola vive la sua prima grande vera esperienza dal 2013 al 2016 al Dry con Guglielmo Miriello che lo guida e lo cresce. Nel 2017 approda al 1930 con Marco Russo dove solidifica le sue basi per quanto riguarda le preparazioni, la miscelazione e l’equilibrio dei drink. Un approccio di assoluto livello, ma una concezione agli antipodi rispetto a quella del Dry: focus estremo da una parte sul servizio, dall’altro sul drink, un mix perfetto per maturare una visione complessiva.

 

Simone Di Gioia di origini calabresi, arriva a Milano nel 2015 e dopo un periodo di crescita da autodidatta, arriva a The Botanical Club di via Melzo per poi passare al Dry di via Vittorio Veneto e a seguire Iter, 1930 e Doping Club. Una crescita costante che gli ha permesso di affinare la sua tecnica e di aprirsi a nuove opportunità tra cui alcune Guest Internazionali.

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