22lug 2022
TENUTA DI CAPEZZANA: IL MEDICEO CARMIGNANO, NON SOLO
Articolo di: Fabiano Guatteri

Benedetta e Beatrice Contini Bonacossi,  in rappresentanza della famiglia proprietaria di Tenuta Capezzana  di Carmignano, hanno presentato in un incontro con la stampa organizzato dall’agenzia di comunicazione PR Comunicare il Vino, le nuove annate di alcune referenze della collezione aziendale.

 

Carmignano

 

Il Carmignano e tra i vini rossi più antichi d'Italia. Era infatti prodotto già dagli Etruschi che fin dal VII secolo a.C. si insediarono in questa zona, come testimoniano i reperti rinvenuti quali utensili per cantina, vasi vinari. Una caratteristica che in qualche ne definisce l’unicità di questo rosso è l’uvaggio. In Italia dalla seconda metà del secolo scorso vi sono non pochi vini prodotti con uve cabernet sauvignon. Uve sì presenti anche nel Carmignano, ma non da un passato prossimo, bensì  da secoli in quanto l’uva francesca, vale a dire il cabernet, fu introdotta dai Medici a Carmignano nel Settecento, zona dove i Medici si spostavano d’estate per sfuggire alla calura fiorentina. Ma c’è chi sostiene che vi giunse ben prima, inviata in Italia nel Cinquecento da Caterina de’ Medici nel periodo in cui sedette sul trono francese.

 

Un’azienda storica carmignanese è Capezzana, che produce vino dal Medioevo come attesta un contratto di affitto, dall’ 804.

 

Capezzana si colloca all’interno della riserva di caccia istituita nel 17 maggio 1626 dal granduca Ferdinando II de’ Medici, nella zona di Montalbano, ed è circondata dall’imponente muro del Barco Reale.
All’interno del muro si trovano diverse ville come Poggio Cagnano, Artimino e anche Capezzana e Trefiano. Nel Barco i Medici cacciavano e producevano sia vino sia olio. E il vino lo invivano alle varie corti europee perché poteva viaggiare grazie alla presenza del cabernet.
Capezzana negli anni venti del secolo corso venne acquisita dal Conte Alessandro Contini Bonacossi. Successivamente la proprietà fu ampliata con l’acquisto di due fattorie confinanti, “Il Poggetto” e “Trefiano”. Nasce così la Tenuta di Capezzana gestita attualmente dalla quarta generazione, ossia Benedetta, Beatrice e Filippo, affiancata dalla quinta generazione, Serena e Gaddo.


Tenuta di Capezzana


La Tenuta si sviluppa su 650 ettari dei quali 78 vitati. I terreni derivano da substrati oligenici (marne e arenarie intervallate a calcari marnosi avvolti in una matrice argillosa) ed eocenici, prevalentemente Alberese (calcari marnosi bianchi e argilloscisti) ricchi di scheletro che attenua la compattezza dell'argilla favorendo la porosità e l'aerazione.

 

L’azienda è dal 2008 di fatto a conduzione biologica, in quanto è molto sensibile alla biodiversità ma solo in ani più recenti è stata richiesta la certificazione, ottenuta nel 2015. Carmignano è la più piccola denominazione toscana e conta 13 produttori. È oggi forse meno conosciuta di quanto non fosse in epoca medicea. Infatti un documento promulgato nel 1716 dal Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici attribuiva implicitamente notevole importanza al territorio, in quanto delimitava la zona viticola Carmignano definendone i confini che corrispondono a quelli attuali, e fu istituita una Congregazione di vigilanza che anticipava l’attuale funzione dei consorzi. In particolare la Tenuta di Capezzana gode della brezza degli Appennini che d’estate anche quando il clima è molto caldo verso sera dalle 7 alle 10, rinfresca il vigneto, così da creare un’escursione termica a tutto vantaggio del corredo aromatico delle uve e quindi del vino.

Tutte le etichette sono prodotte con lieviti indigeni controllati regolarmente da Food Micro Team  èquipe di ricerca che garantisce un approccio scientifico ai processi fermentativi permettendo di selezionare ceppi di lieviti indigeni di cantina per conferire ai vini le caratteristiche enologiche desiderate.

 

Etichette  in degustazione

 

Nell’incontro sono state degustate sette referenze (foto 1). Tutti i vini, eccetto il Vin Santo, svolgono la fermentazione malolattica.

 

 

Trebbiano 2020 (foto 2)

 

Il trebbiano è un vitigno autoctono in cui la Tenuta ha sempre creduto. Infatti era vinificato già vent’anni fa, pur non essendo all’epoca molto richiesto. Ora che si sta rivelando un vino di tendenza, le produzioni sono aumentate senza però disporre della collaudata storicità della Tenuta. Il Trebbiano Capezzana nasce unicamente dalle omonime uve. La fermentazione alcolica si protrae per 10 giorni ed è svolta metà in acciaio e metà in barrique. Il vino è elevato per 6 mesi in barrique (50%), e il restante in tonneau, quindi affina 6 mesi in bottiglia.

 

Note gustative
Possiede colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Al naso intensità floreali di ginestra, mughetto, cui si uniscono sfumature mentolate e vanigliate.
In bocca l’impatto è morbido, senza però togliere tensione al sorso; piacevole la freschezza che promette longevità.

 

 

Villa di Capezzana DOCG 2019 (foto 3)

 

E’ prodotto con un uvaggio di sangiovese 80% e cabernet sauvignon 20%, vitigno storico del territorio. Fermentazione e macerazione sono svolte in acciaio quindi il 70% del vino è elevato in tonneau e il restante in botte grande, per 16 mesi. Affina in bottiglia un anno.
Il 2019 è un’anteprima, ed è figlia di un’annata con inverno siccitoso, pioggia a maggio e a giugno e un’estate senza pioggia, però con significative escursioni termiche e con piogge a settembre. È un vino che andrà apprezzato più in là nel tempo perché è ancora giovane e ha bisogno di maggiore completezza

 

Note gustative
Colore rosso rubino intenso
Profumo molto ampio, fruttato di piccoli frutti e ricordi floreali di mammola.
In bocca è ricco, fruttato, con tannini levigati e bella freschezza matura; lunga persistenza.

 

 

Villa Capezzana 10 anni DOCG 2012 (foto 4 e 5)

 

Villa Capezzana 2012 fa parte del Progetto 10 anni, nato nel 2006: da quella data  ogni anno vengono conservate 3000 bottiglie, da proporre 10 anni dopo per mostrare la longevità del vino.
La 2012 è stata una vendemmia esemplare, e il vino è di grande equilibrio.

 

Note gustative
Colore roso rubino granato.
Al naso si riconoscono note fruttate di ciliegia molto matura, di amarena, di viola mammola, di vaniglia.
In bocca è armonico: grande equilibrio tra tannini, acidità, longevità. Il sorso scorre e si allunga. Vino elegante e persistente.

 

 

Vittorio Contini Bonacossi Trefiano IGT 2018 (foto 6)

 

Trefiano è nato nel 79 per volontà di Vittorio, il fratello deceduto, e pertanto l’etichetta, che egli stesso ideò, ne riporta il nome. È ottenuto dalle uve delle due vigne che dimorano attorno alla villa, vinificate a parte. Precedentemente le uve erano convogliate nella produzione di Villa di Capezzana. Trefiano non è stato prodotto nel 2011, 2014, 2017, in quanto è vinificato solo nelle annate più vocate: 9 - 12 mila le bottiglie. Essendo i vigneti maggiormente esposti verso gli Appennini, le escursioni termiche sono più intense. A differenza del Capezzana utilizza solo il 10% di cabernet sauvignon, quindi 10 % di canaiolo e 80% sangiovese. Trefiano è elevato in tonneau per 18 mesi e in alcune annate sino a 24 mesi. Il sogno di Vittorio di trasformare Trefiano in una piccola azienda, con agricoltura biodinamica, non è stato abbandonato. In degustazione il 2018: è un'anteprima che uscirà a settembre, per cui è un vino che ha bisogno di affinare ancora in bottiglia. E’ in ogni caso frutto di un’annata esemplare.

 

Note gustative
Rosso rubino
Profumo fruttato con note di prugna e di ciliegia, amarena, mora e nuance speziate.
In bocca è avvolgente, suadente, frutto maturo, spezie, tannini soffici, piacevole freschezza e ricca persistenza.

 

 

Ugo Contini Bonacossi 2016 (foto 7)

 

Nasce da uve sangiovese, unico rosso aziendale a non includere il cabernet sauvignon; è prodotto solo nelle annate vocate per un totale di 3 - 5 mila bottiglie. Fermentazione e macerazione hanno luogo in acciaio. Il vino è elevato per 18 mesi in barrique metà nuove, metà di secondo passaggio e affina almeno 8 mesi in bottiglia.

 

Note gustative
Colore rosso rubino
Profumo di frutta rossa estiva: prugne, ciliegie, ma anche note di piccoli frutti, ricordi floreali di viola mammola, macchia mediterranea e spezie dolci.
Piena corrispondenza di quanto percepito in fase olfattiva: frutto maturo, note vanigliate. Il tannino è ben levigato e la freschezza matura; lunga persistenza.

 

 

 

Ghiaie della Furba 2018 (foto 8)

 

Nello stesso anno in cui Vittorio Contini Bonacossi creava Trefiano, vino dalle connotazioni tradizionali, il padre  dava vita a Ghiaie della Furba, rosso innovativo.
La vigna molto ghiaiosa, da qui il nome, si trova in prossimità del torrente Furba. L’uvaggio comprende cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot equamente rappresentati. Benedetta Contini Bonacossi nel 98 decise di sostituire il cabernet franc con il syrah, per cui l’attuale uvaggio vede cabernet sauvignon 40%, merlot 25 % e syrah 35 %. Fermentazione e macerazione si svolgono in acciaio. Il vino è elevato in barrique da 15 a 18 mesi e affina almeno un anno in bottiglia.

 

Note gustative
Rosso rubino profondo
Inteso, ricordi di piccoli frutti rossi, intensità balsamiche, pepe nero.
In bocca è caldo, concentrato, avvolgente, dotato di salda struttura con alcolicità ben integrata, frutto con sfondo speziato e lunga persistenza.


Vin Santo di Carmignano DOC Riserva 2014 (foto 9)

 

Al Vin Santo sono riservate cure particolari in quanto le uve, durante l’appassimento, sono costantemente, “amorevolmente” accudite. Le uve, raccolte in cassette per evitare che gli acini si possano schiacciare, sono portate in vinsantaia dove sono disposte su graticci di stuoie di canne dove rimarranno sino al febbraio successivo. Benedetta Contini Bonaccorsi ne controlla l’andamento aprendo le finestre quando bussa la tramontana e chiudendole nei giorni umidi. Le uve, appassendo, cambiano colore assumendo le sfumature più impensate. Poi la magia si compie nei caratelli di castagno, ciliegio e rovere e dopo 6 anni è spillato il Vin Santo che viene affinato almeno 3 mesi in bottiglia.

 

Note gustative
Nel calice riflette colore giallo carico che tende all’ambrato.
Al naso un tripudio di profumi come albicocca, fico secco, cannella, fiori gialli, che si evolvono mostrando sempre nuove sfumature, rivelando aromi nuovi.
L’impatto in bocca è caldo, avvolgente, con un perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza, e infinita persistenza.

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