31mar 2023
Le nuove annate, non solo di Ruchè, della collezione Montalbera
Articolo di: Fabiano Guatteri

In occasione dell’evento “Montalbera, oltre il Ruchè” che si è tenuto a Milano presso il ristorante Acanto del Principe di Savoia,  Franco Morando (foto 1) titolare dell’Azienda Agricola Montalbera  ha presentato, assieme al suo staff, le nuove annate della Maison.

 

 

L'Azenda

 

Per meglio contestualizzare i vini in degustazione, diventa opportuna una, sia pur sintetica, presentazione.
L’Azienda è costituita da due cantine:
la cantina di Castagnole Monferrato (110 ettari in un unico accorpamento a vigneto) è il centro di vinificazione di tutti i vini, del relativo affinamento e messa in bottiglia. Circa il 60% del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG presente sul mercato è prodotto da Montalbera;
la seconda cantina, con sede a Castiglione Tinella (Langhe), Regione San Carlo, terra natale del capostipite di famiglia, appartiene alla famiglia Morando da sei generazioni, conta 1 5 ettari in un unico appezzamento a 408 metri di altitudine dedicati alla coltivazione di Moscato d’Asti DOCG, di Langhe DOC Chardonnay e di Viognier.

 

 

I vini in degustazione

 

120+1 Spumante Metodo Classico Pas Dosé 2011 (foto 2)
È un blanc de noirs prodotto con uve pinot nero vinificate in bianco. L’annata 2011 è stata fresca, freschezza che si riflette nel vino. Dopo la vinificazione, che si svolge in acciaio, ha luogo il lungo affinamento di ben 10 anni (120 mesi, appunto, come ricorda l’etichetta). Ma perché + 1? “Uno è il claim che si è voluto dare” spiega Franco Morando “ed è il giorno che è stato dedicato alla liqueur, che però non c’è, considerato che è un pas dosé: era così buono in natura che abbiamo voluto produrre un vino su vino.”
Lo spumante, quindi, dopo la sboccatura è stato ricolmato utilizzando lo stesso vino della cuvée senza altre aggiunte. Il pinot nero dà il meglio di sé grazie dopo un lungo affinamento.

 

Note gustative
Nel calice bollicine minute, continue ed evanescenti percorrono un tessuto paglierino con bagliori dorati.
Al naso ricordi di pane appena sfornato e nonostante non vi siano stati passaggi in legno, si avvertono note leggermente tostate.
In bocca si rivela strutturato con una tensione acida che verticalizza il sorso, lo allunga e insieme con le nuance saline, gli conferisce eleganza.

 

 

Calypsos Viognier  Piemonte Doc 2020 (foto 3 e nella nuova veste grafica foto 4)
Non si lascia dimenticare per l’impatto fortemente caratterizzato e per la suadenza. La 2020 non è stata un’annata delle migliori perché colpita da gelate, da grandi piogge, ma la perizia della vinificazione ha saputo evidentemente pareggiare ciò che la natura non ha concesso.
L’enologo di Montalbera, Nino Falcone, crede nel viognier e ritiene che, in Piemonte, sia una valida alternativa allo chardonnay, quest’ultimo molto diffuso anche in molte altre regioni. Per contro il viognier è presente in Italia in modo episodico, a macchia di leopardo, e non è ancora decollato. Uva semi aromatica, genera vini che in giovinezza hanno un impatto fruttato e floreale ben delineato, e che danno grandi soddisfazioni anche in età matura quando perdono i profumi primari di fermentazione che l’enologo definisce “facili, magari anche banali” per lasciare spazio alla nobile imponenza del vitigno. Ciò “permette al vino di esprimere sentori di idrocarburi, nuance fumé, mineralità, sapidità, salinità salmastra” precisa Falcone “che è un tratto distintivo del territorio di Montalbera, perché tutti i vini, chi più chi meno, hanno sapidità che in alcune etichette diventa salina”. “Calypsos è la dimostrazione” prosegue Morando “che un bianco, anche se vinificato in acciaio, può evolvere al meglio sfatando l’opinione invalsa che debba essere bevuto entro un paio d’anni, soprattutto se caratterizzato da un’aromaticità e da una potenza di gusto che, come nel Viognier, possono dare emozioni con l’affinamento in bottiglia.”

 

Note gustative
Colore giallo paglierino
Al naso intensità floreali che ricordano i fiori di campo, fruttati anche di pesca e con mineralità olfattiva.
In bocca è potente, guerriero, avvolgente, con dichiarate note saline e minerali. Da riprovare tra qualche anno quando avrà avuto modo di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

 

 

Ma non dimentichiamoci dell’anima Ruchè della Casa. L’uva, a bacca rossa, semi aromatica, è di buona produttività e anticipa notevolmente la maturazione rispetto ad altri vitigni tipici delle Langhe e del Monferrato. L’uva possiede un proprio assetto genetico caratteristico e diverso dalle altre varietà di vite, e l’unico vitigno che si avvicina a essa è il pinot nero, in quanto presenta picchi simili. Le uve non richiedono una lunga macerazione che in genere ha una durata 7-10 giorni, massimo 2 settimane, e conferiscono al vino un colore carico.

 

 

Laccento Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG 2021  (foto 5)
Da uve ruchè in purezza, è vinificato esclusivamente in acciaio, perché essendo figlio di un vitigno semi aromatico si esprime al meglio proprio nell’acciaio. Le uve sono raccolte a maturazione ottimale, eccetto una parte variabile ossia dal 10 al 30 % (nel 2021 il 20%) vendemmiata dopo circa un mese quando è sovramatura. Essendo un’uva ricca di zuccheri, e povera di acidità, la sovramaturazione ne amplifica le caratteristiche.
Laccento, che è il vino più importante dell’azienda, ed è il più fedele alla tradizione di Montalbera, venne prodotto per la prima volta nel 2006, mentre risale al 2003 la prima annata di Ruchè Montalbera.

 

Note gustative
Colore rosso rubino intenso con sfumature violacee.
Al naso troviamo tutto ciò che potremmo aspettarci da questo vino: rosa, viola, menta, frutti rossi, frutti di bosco, confettura, vale a dire profumi legati allo zucchero che, come spiega Falcone, è un grande accumulatore di aromi.
In bocca è definito da morbidezza glicerica, setosità, ed è caldo, rotondo, con corrispondenza con quanto percepito in fase olfattiva; i tannini morbidi e l’alcolicità sono ben integrati.

 

 

Limpronta  Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG Riserva 2020 (foto 5)
Due anni dopo Laccento, nacque Limpronta da uve di un unico vigneto, un cru, un Ruchè passato in legno, ma che non fu subito convincente: da un lato le note speziate erano esaltate negli anni, mentre la parte floreale di viola e di rosa, veniva a mancare. Questi aspetti risultarono enfatizzati dall’elevamento in legno. Era sicuramente un buon vino, ma non riconoscibile come Ruchè, al contrario di ciò che si otteneva e si ottiene dalla versione in acciaio. E ci vollero 10 anni per arrivare a un Ruchè riconoscibile come tale, ma al tempo stesso importante, dotato di struttura e di longevità. Fu infatti intrapreso uno studio sull’affinamento con l’intento di ammorbidire i tannini, preservando al tempo stesso il carattere varietale dell’uva avvertibile già dal profumo del vino. Per cui si è passati dagli iniziali contenitori piccoli come le barrique a legni più grandi; da botti con tostature elevate a tostature più leggere, utilizzate nella vinificazione in bianco, preferendo ai legni nuovi quelli di più passaggi. L’attenzione per questi non secondari particolari portò alla nascita di Limpronta. Si aggiunga che l’uvaggio prevede ora una piccola quota di barbera pari al 10 % che comunica acidità e quindi longevità.
Il vino attualmente è elevato in tonneau per circa 10-14 mesi per poi affinare in bottiglia.

 

Note gustative
Nel calice il colore è rosso rubino con sfumature granate.
Al naso conserva in parte profumi primari con presenza di piccoli frutti che si arricchiscono di note speziate con un timbro di pepe nero e con nuance di cannella.
In bocca rivela struttura, pienezza, con trama tannica ben integrata, vena fresca, e una lunga persistenza.
L’equilibrio e l’armonia ottenuti sono i parametri che ne fanno un grande vino rosso.

 

 

la mia Nuda  Barbera d’Asti Superiore 2019 (foto 5 e 6)
Ottenuto esclusivamente da uve barbera di un unico vigneto, la Vigna del Notaio, la produzione di questo vino è seguita con estrema attenzione a partire da ogni fase vegetativa della pianta per cui scelta dei germogli, defogliazioni, diradamenti. Questa costante cura ha permesso di ottenere, anno dopo anno, il migliore risultato possibile che una Barbera d’Asti Montalbera possa esprimere. La vinificazione è quella tradizionale, svolge la fermentazione malolattica in acciaio e poi il vino è elevato 15- 18 mesi in barrique solitamente di primo passaggio o al massimo di secondo.

 

Note gustative
Nel calice presenta colore rubino intenso con sfumature granate.
Al naso è intenso, potente, con ricordi di piccoli frutti neri e di note balsamiche oltre che di cuoio e di tabacco.
In bocca è complesso, potente e al tempo stesso aggraziato con acidità che dà tensione al sorso. Trama tannica presente, ma non ruvida, ben integrata all’alcolicità e alla componente acida. Esprime mineralità e concentrazione,

 


San Carlo Moscato d’Asti DOCG 2022 (foto 7)
Da uve moscato bianco pressate sofficemente; il mosto fermenta in autoclave. Il vino ottenuto affina in bottiglia per almeno 20-40 giorni prima della commercializzazione.

 

Note gustative
Nel calice riflette colore giallo dorato.
Profumo caratteristico, varietale, con ricordi floreali di glicine e di frutta gialla estiva.
In bocca la dolcezza è ben bilanciata dalla vena acida è ritroviamo le sensazioni fruttate precedentemente avvertite. Di grande piacevolezza ha un lungo finale.

 

Nella foto 8 vigneti Montalbera.

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