11dic 2022
ROCCHE DEI VIGNALI, VITICOLTURA DI MONTAGNA E VITIGNI RESISTENTI
Articolo di: Fabiano Guatteri

Rocche dei Vignali è una Società Agricola Cooperativa (foto 1) di Losine in Provincia di Brescia, nella Valle Camonica. Nata nel 2003 è oggi costituita da 18 soci e dispone di 12 ettari vitati distribuiti in tutta la valle.

 

 

Le Rocche

 

Le differenze climatiche esistenti permettono di diversificare le produzioni delle singole parcelle così da permettere di realizzare cuvée di vini complessi. Diversificazioni significative considerato che i vigneti più a sud beneficiano dell’influenza del Lago d’Iseo, mentre a nord godono di un clima di montagna. Si aggiunga la presenza di escursioni termiche significative a tutto vantaggio della ricchezza aromatica delle viti e quindi dei vini. Per quanto i produttori conoscano le caratteristiche della zona di produzione, il Consorzio Vini di Valcamonica,  in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, ha dato il via a una zonazione per avere un quadro del territorio più approfondito e rigorosamente scientifico. Abbiamo incontrato Gianluigi Bontempi, presidente della Società Agricola Cooperativa Rocche dei Vignali e con lui alcuni produttori in una press dinner ospitato dal Ristorante Piazza Repubblica di Milano. È stata l’occasione per presentare quattro vini della cantina. Va però anticipato che la

Cooperativa, pur non avendo adottato la conduzione biologica, presta molta attenzione all’ambiente limitando i trattamenti e non utilizzando prodotti di sintesi. In questa direzione va l’interesse per i vitigni resistenti, conosciuti anche con l’acronimo PIWI dal tedesco pilzwiderstandfähig che significa “viti resistenti ai funghi”.

 

 

Vitigni resistenti

 

Questi richiedono trattamenti minimi, uno o due annui, precisa Bontempi, decisamente inferiori ai 15-30 di zolfo e rame che occorrono nella conduzione biologica. E ciò a tutto vantaggio non solo delle uve, ma soprattutto dell’ambiente, con un sensibile abbattimento dei costi.
I vitigni resistenti attualmente registrati come tali nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite  sono 35. Numero che sta progressivamente aumentando grazie alla ricerca che produce sempre nuovi genotipi.
Si tratta però di una realtà ancora limitata che però sta crescendo in maniera esponenziale

 

L’importanza di incrementare l’impiego di vitigni resistenti risulta ancora più chiaro se s i considera che la viticoltura europea, pur rappresentando solo il 3% della superficie agricola coltivabile, utilizza il 65% dei pesticidi. Pertanto si può comprendere l’importanza ambientale che rivestono questi vitigni. Ma purtroppo non si creano dall’oggi al domani. Un vitigno resistente nasce da un incrocio, nulla a che vedere con gli OGM, ma per ottenerlo occorrono anni. Sono resistenti perché il primo incrocio vede la varietà d’uva che si vuole rendere resistente, e una che contiene i geni di resistenza, detta anche bianca. Va detto che la maggior parte dei vitigni con i geni di resistenza non appartiene alla specie Vitis vinifera per cui da questo primo incrocio l’uva prodotta non è adatta alla vinificazione. Il “figlio” ottenuto viene pertanto incrociato con l’uva che si vuole ottenere e così si procede incrociando figlio e madre per più generazioni sino a ottenere un vitigno che è per il 99% Vitis vinifera e il restante 1% bianca. Così nascono generalmente le uve resistenti.

 

I vini in degustazione

 

Ca’ de La luce Vino Bianco 2020 (foto 2)

 

E’ prodotto unicamente con le uve del vitigno resistente solaris, allevate a 500 metri di altitudine su terreni terrazzati estremamente ripidi, con pendenza del 40%. Questo vitigno inizialmente produceva un vino molto aromatico, troppo, così da risultare stucchevole, ma negli anni si è adattato al terreno e al clima e ora dà vini gradevolmente profumati. Dopo la pressatura soffice delle uve il mosto è fatto fermentare in vasche di acciaio, quindi affina prima in acciaio sulle fecce sottili fino a maggio-giugno poi in bottiglia. Medaglia d’oro per 4 anni successivi al Merano Wine Festival. https://meranowinefestival.com/

 

Note gustative
Nel calice possiede colore giallo con riflessi verdi.
Il profumo è fruttato, con ricordi di mango e di papaya oltre a sentori di fiori bianchi.
Il gusto è ben caratterizzato con un ingresso morbido, un’acidità che comunica freschezza e tensione al sorso e piacevoli toni salini; l’armoniosa integrazione di acidità e mineralità forniscono eleganza al sorso.

 

È stato abbinato a Carne salada con radicchio e fagioli borlotti.

 

 

L’Assolo delle Rocche Valcamonica IGT Merlot 2016 (foto 3)

 

Prodotto unicamente con uve merlot; dopo la pigiatura il mosto fermenta e macera sulle bucce per circa 12-15 giorni in vasche di acciaio inox e il vino ottenuto, dopo due mesi in acciaio tra travasi e pulizie, è elevato in tonneau di 400 litri e svolge la malolattica.
Non sono utilizzate barrique perché il legno non sia predominante, ma che vada cioè a completare e non a coprire il vino. Dopo un anno e mezzo ha luogo l’assemblamento in acciaio, quindi l’imbottigliamento.

 

Note gustative
Possiede colore rosso rubino carico con lievi riflessi granati.
Il profumo è fruttato con ricordi di ciliegia, di ribes, e con sottili sfumature vanigliate.
In bocca è pieno rotondo, avvolgente, con piena corrispondenza tra fase olfattiva e gustativa e finale lungo.

 

È stato abbinato a Casoncelli camuni con fonduta di Silter

 


Impronte Vino Rosso (foto 4)

 

È ottenuto da uve rebo 100%, incrocio tra merlot e teroldego, con vinificazione del tutto simile a quella del merlot.

 

Note gustative
Colore rosso rubino profondo.
Il profumo è intenso con sentori fruttati, frutta estiva matura, prugna, ciliegia e nota di spezie dolci.
Il gusto è caldo, avvolgente, suadente, fruttato, con sapidità accennata.

 

È stato abbinato a Involtini di verza ripieni di Cappone cotti al forno.

 

 

Il Sant Valcamonica IGT Passito 2019 (foto 5)

 

È prodotto con uve Manzoni bianco in purezza, incrocio riesling renano e pinot bianco. Le uve, dopo la raccolta, sono fatte appassire in fruttaio, quindi ha luogo la pressatura. Sia la fermentazione, sia l’elevamento si svolgono in barrique non di primo passaggio, affinato in legno circa un anno e mezzo poi in acciaio, infine in bottiglia qualche mese.

 

Note gustative
Colore dorato con riflessi brillanti.
Al naso è un tripudio di profumi che comprende albicocca, mango, banana, oltre a ricordi di miele e nota boisé.
In bocca la dolcezza è ben equilibrata dalla vena fresca. Il sapore è pieno, imponente, intenso, complesso di lunga persistenza.

 

È stato abbinato a Schelt, budino di latte e castagne.

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Photo Credits

Photo 5 : Susanna Amerigo
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