05mag 2022
I VINI ROERO SFILANO A MILANO IN ATTESA DEL ROERO DAYS 2022
Articolo di: Fabiano Guatteri

Alba, cittadina piemontese in provincia di Cuneo, calzante esempio di giacimento enogastronomico, si trova nel centro di due zone geografiche e vitivinicole, separate dal fiume Tanaro: a nord il Roero, a sud le Langhe di Barolo e Barbaresco. Sono territori distanti pochi chilometri, ciò nonostante i rispettivi vini sono molto ben differenziati.

 

A spiegarlo Francesco Macherio Presidente del Consorzio di Tutela Roero in occasione di un incontro con la stampa al ristorante Aalto Iyo a Milano organizzato dall’agenzia di comunicazione Gheusis  in attesa del Roero Days  la due giorni del Roero che si terrà a Torino il 22 e il 23 maggio.

 

La scelta del ristorante Aalto Iyo non è casuale, in quanto la cucina dello chef giapponese Takeshi Iwai spazia, in stile nipponico, tra culture gastronomiche diverse, e pertanto è particolarmente adatta per evidenziare la versatilità di questi vini.

 

 

Il territorio

 

Tornando al territorio, le differenze tra Roero e Langhe sono imputabili ai diversi terreni che caratterizzano le due realtà territoriali. Il Roero, per una serie di avvenimenti geologici risalenti a milioni di anni or sono, ha visto il mare sommergerlo, ritirarsi, coprirlo nuovamente prima di occupare la sede attuale con modalità diverse rispetto ai territori attigui. E questi grandi cambiamenti hanno portato al deposito prima di strati gessosi, quindi di sedimentazioni sabbiose. A ciò si aggiunga la cosiddetta cattura del Tanaro, ossia in seguito a movimenti tellurici, il corso del fiume, che un tempo scorreva più a nord e sfociava nel Torinese, si spostò nell’attuale posizione e nel migrare passò sul terreno del Roero modellandolo. Essendo questo segnatamente sabbioso il fiume formò numerosi rigagnoli, prima di occupare l’attuale sede. Pertanto il paesaggio, diversamente da quelli contigui, vede le pendici delle catene collinari spaccate da fenditure, rendendole più ripide e leggermente più basse.

 

 

La viticoltura

 

Le viti qui allignavano già in epoca romana, e il territorio assunse la denominazione attuale nel corso del Medioevo quando mutuò il nome della famiglia astigiana che lo governava, i Conti Roero. I primi cenni storici della viticoltura locale sono riportati dagli archivi delle famiglie che amministravano il comprensorio. Si accenna al Nebbiolo attorno al 1300, mentre perché si parli del bianco Arneis occorre aspettare il 1478. Ma il vitigno era spesso mescolato ad altri filari più che costituire un proprio vigneto e non sempre era identificato con esattezza, inoltre era un filtrato dolce frizzante. Era spesso confuso con altre uve, e nei primi del 900 era chiamato nebbiolo bianco non per vincoli di parentela ma perché l’arneis possiede acini molto piccoli e grappolo lungo e un po’ alato mostrando somiglianza con il nebbiolo. Alla fine degli anni settanta ha luogo la riscoperta dell’Arneis come vino fermo. Oggi Roero è una denominazione doppia in quanto la stessa Docg comprende i vini Roero bianco, e Roero rosso. Nel 2017 ha avuto luogo l’ultima grande modifica del disciplinare di produzione così che dalla varietà bianca si ottengono oltre all’Arneis, le versioni riserva e spumante, mentre sono mantenute per i rossi le denominazioni Roero e Roero riserva. Da sottolineare che il Roero è la terza zona italiana, dopo Barbaresco e Barolo, a riconoscere le Menzioni Geografiche Aggiuntive MGA https://dirittovitivinicolo.eu/menzioni-geografiche-aggiuntive/. Ciò ha comportato una ricerca delle parti delle colline già vitate, le più vocate.

 

 

I vini in degustazione

 

Nino Costa Sarun Roero Arneis 2020 (foto 1)
Vinificato e maturato in acciaio, con 6 mesi sui lieviti, è di colore giallo paglierino, profuma di fiori bianchi, pera matura, note citrine, mango, e ricordi di erbe aromatiche. In bocca è fresco, salino, minerale. Lungo e piacevole il finale.

 

Angelo Negro Sette Anni Roero Arneis 2013 (foto 2)
Come si evince dal nome, affina in bottiglia almeno sette anni ed è preceduto da una permanenza in acciaio sui lieviti di sette mesi. Nel calice riflette color paglierino che vira al dorato. Profumi fruttati di pesca, di agrumi, con nuance di zafferano, di nocciola e di pietra focaia. In bocca è caldo, piacevole salinità e freschezza. È un vino di grande eleganza e suadenza. Molto attuale, strizza l’occhio al futuro.

 

Cascina Ca’Rossa Roero Valmaggiore Audinaggio 2019 (foto 3)
Valmaggiore è una MGA. Il vino è elevato in barrique, assemblato in acciaio, quindi affina in bottiglia. Colore rosso non troppo carico con riflessi granati. Al naso si avvertono sentori floreali di viola anche appassita, quindi emergono le caratteristiche fruttate proprie del Roero, anche di confettura. La componente tannica è presente, ma non è graffiante, piuttosto sabbiosa. L’acidità è ben espressa e contribuisce a rendere il sorso pulito mentre si apprezzano le note fruttate di ciliegia. È un vino in piena evoluzione da riprovare tra due-tre anni.

 

Michele Taliano Roero Riserva Roche Dra Bossora 2013 (foto 4)
Il vino è elevato in legno per 24 mesi e affina in bottiglia per 12 mesi.
Colore rubino granata, al naso l’impatto è gradevole di frutto: amarena, ciliegia scura, frutta in evidenza più che spezie. Il profumo è centrato sul fruttato, in bocca la protagonista è la freschezza più che il tannino che non si impone, passa quasi inosservato. È pieno avvolgente, ben strutturato.


Monchiero Carbone Roero Arneis Riserva Vigna Renesio 2017 (foto 5)
E’ un vino Riserva e pertanto matura in modo significativo in cantina, nello specifico in acciaio e in legno. È un Arneis importante, attuale, raffinato, di colore paglierino intenso; al naso è ricco, con note agrumate, di albicocca e speziatura dolce di legno. In bocca è morbido, di salda struttura, verticale, con eleganza conferita dalle note minerali oltre che dall’acidità.

Abbinato a Seppia, midollo e caviale (foto 6)

 

Pace Roero Arneis Giuan Da Pas 2012 (foto 7)
Completamente diverso dal vino che l’ha preceduto in quanto è un esempio di Arneis fatto senza grandi pretese, che ha conosciuto prima della bottiglia solo l’acciaio, in qualche modo dimenticato in cantina, ma ciò nonostante è un vino pregevole, color oro di grande longevità, un po’ duro e rigido; non ha l’eleganza di altri più pretenziosi, ma pur sempre un’espressione tra le più valide.

Abbinato a Risotto aspro, gelato di alga kombu e ostrica (foto 8)

 

Malvirà Roero Superiore Trinità 2001 (foto 9)
Vinificato in acciaio, viene elevato in legno 2 anni e affina un anno in bottiglia. Nel calice possiede colore rosso granato con sfumature aranciate. Al naso fiori appassiti in particolare violetta, rosa; sentori fruttati, frutta rossa estiva matura, frutta nera, con note balsamiche e speziate. In bocca è peno ed elegante, profondo con presenza tannica ben integrata.

 

Abbinato a Manzo alla Brace e scorzonera (foto 10)

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