28lug 2020
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: E’SSENZA OTTOSECOLI CONTE GUICCIARDINI
E’Ssenza Toscana IGT senza solfiti aggiunti, il primo vino Conte Guicciardini della nuova linea Ottosecoli
Articolo di: Fabiano Guatteri

E’Ssenza Ottosecoli in breve (foto 1 e 2)
E’ prodotto con uve sangiovese 100% della Tenuta del Castello di Poppiano che è la zona storica della famiglia Guicciardini. Nasce nella vendemmia 2019, forse la migliore degli ultimi anni. Il vino che non fa legno, ma solo acciaio dove macera per 12 giorni, fermenta, svolge la malolattica e affina, non ha solfiti aggiunti.
Possiede colore rubino intenso.
Al naso profumo di vino giovane, con impatto primario di frutta rossa come prugna e ciliegia.
In bocca è succoso, scorrevole; acidità e sapidità conferiscono lunghezza al sorso.

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Gabriele Farolfi, marketing manager dell’Azienda toscana Conte Guicciardini, ci ha presentato, in un incontro su piattaforma Zoom organizzato dall’Agenzia di Comunicazione Fruitecom, la nuova linea denominata "Ottosecoli". Inaugura questo progetto “E'Ssenza”, il primo vino della Casa senza solfiti aggiunti.

 

Ma prima di entrare nel merito di questa linea, Gabriele Farolfi ha delineato la storia dell’Azienda che ha avuto un ruolo nella storia del Fiorentino a partire dal Medioevo. La sede storica è il Castello di Poppiano, sito nell’attuale zona vinicola Chianti Colli Fiorentini. Il Castello fu eretto attorno all’anno Mille e venne acquisito dalla famiglia Guiccardini nel 1199 ,come attesta un documento coevo.
Si tratta di una data emblematica in quanto rappresenta l’inizio dell’avventura dei Guicciardini nel mondo della vitivinicoltura: il vino era all’epoca considerato un alimento, faceva cioè parte delle risorse alimentari che venivano utilizzate per sostenere i soldati che sostavano nel castello. Poppiano era infatti una fortezza, un presidio militare, un avamposto di Firenze pronto, in un interminabile conflitto, a difendersi o ad attaccare la vicina Siena. Oggi i vini della Tenuta, oltre a essere ai vertici delle guide enologiche, sono reputati dal mercato internazionale.

 

Ma Conte Guicciardini oggi non è solo Poppiano. Agli inizi del 2000 al Castello si è aggiunta la Tenuta, Massi di Mandorlaia, in Maremma, nella zona DOC del Morellino di Scansano, realtà costruita dall’Azienda in una zona particolarmente vocata per la produzione del Morellino e di altri vini IGT bianchi e rossi.

 

Nel 2015, infine, è stata acquisita Belvedere Campòli, Tenuta sita nel Chianti Classico con 14 ettari situati a San Casciano in Val di Pesa, Mercatale in Val di Pesa e Montefiridolfi. La colonna portante della produzione Conte Guicciardini è sostanzialmente composta da vini tradizionali: Chianti dei Colli Fiorentini del Castello di Poppiano , Chianti Classico dell’Azienda di Belvedere Campòli e Morellino di Scansano di Massi di Mandorlaia. Affiancano queste produzioni “classiche” altre di vitigni internazionali quali cabernet sauvignon, merlot, syrah.

 

Si stacca dalla tradizione anche la nuova linea Ottosecoli, il cui nome fa riferimento alla storia dell’azienda vitivinicola cominciata come visto nel 1199, ossia otto secoli or sono. Si tratta di un progetto che ha come scopo sperimentare nuove vinificazioni. Sperimentare significa anche far tesoro delle conoscenze acquisite per mettere in campo idee nuove come è il caso dell’inedita e prima etichetta della linea, ossia E’Ssenza vino rosso senza solfiti aggiunti.

 

Il nome ha una doppia valenza, ossia allude all’assenza (è senza) di solfiti, e al temo stesso all’essenza intesa come la parte migliore del vino.

 

“Abbiamo così realizzato” spiega Gabriele Farolfi “un progetto su cui stavamo lavorando da tempo, ossia creare qualità nel modo più genuino possibile. Nessun vino è completamente senza solfiti in quanto questi sono naturalmente presenti, prodotti dalla fermentazione; da parte nostra, non abbiamo aggiunto solforosa in fase di imbottigliamento”.

 

Ciò comporta, come spiega Farolfi, un’attenzione massima del processo produttivo a cominciare dal vigneto. Viene infatti scelta l’uva più vocata e resistente, capace cioè di autodifendersi dall’ossidazione che il corso del tempo può provocare. Nello stesso tempo occorre riservare un’attenzione massima alla cantina, vale a dire alla pulizia in fase di vinificazione e di imbottigliamento, in modo da garantire al vino, anche senza ricorrere alla solforosa, una propria longevità.

 

Questi vini, per legge non devono avere una quantità di solfiti superiore a 12 ml/litro ed E’Ssenza non raggiunge tale soglia. Ma nonostante la povertà di solfiti, che ricordiamo sono conservanti, questa etichetta dopo l’apertura della bottiglia si conserva per diversi giorni che è la prerogativa di un vino di qualità.

 

Essendo un vino povero di solfiti non può essere destinato all’invecchiamento, ma da stappare entro i 2-3 anni. Ci chiediamo se non sia un vino, anziché da sughero, da tappo tecnico tipo Diam per rallentarne l’evoluzione, ma non lo diciamo da tecnici. Per carità.

 

E’Ssenza Toscana IGT
E’ prodotto con uve sangiovese 100% della Tenuta del Castello di Poppiano che come detto è la zona storica della famiglia, provenienti da una vigna ben esposta che dà ottimi Sangiovese con carica polifenolica molto marcata. Il vigneto è di per sé resistente e non richiede troppi trattamenti o interventi umani. E’Ssenza nasce nella vendemmia 2019, forse la migliore degli ultimi anni e il vino prodotto ha una spalla forte, capace di inibire gli attacchi dei batteri e dell’ossigeno che generalmente inficiano il vino.

 

Ciò che un prodotto senza solfiti esprime è la genuinità: aromi molto naturali che portano al frutto ossia all’uva, grande scorrevolezza di sorso e digeribilità. E’Ssenza possiede 14 gradi alcolici che non si avvertono perché estremamente bilanciati e integrati in tutte le componenti e quindi non è fastidioso o incisivo durante la degustazione.

 

Nasce da un’unica vigna di 320 metri di altitudine esposta a Sud-Est in un terreno che ha uno scheletro di roccia calcarea che poggia su uno strato di argilla, localmente chiamato alberese. E’ un suolo drenante, molto tipico della zona, che garantisce acidità ai vini, fattore importante perché acidità significa longevità, capacità di resistere in bottiglia.

 

Il vino che non fa legno, ma solo acciaio dove macera per 12 giorni, fermenta, svolge la malolattica e affina. E’ stato imbottigliato i primi di luglio ed è commercializzato solo da pochi giorni. “Dobbiamo ringraziare l’annata 2019” avverte Farolfi “perché è stata il momento ottimale per produrre E’Ssenza in quanto la vendemmia ha consegnato un’uva perfetta, sana per cui fare un vino senza solfiti è stato relativamente facile. In caso di annata avversa occorrerà decidere se produrlo perché va garantita una continuità qualitativa”.

 

Note gustative

 

Possiede colore rubino intenso che rimanda al fruttato, sensazione di brillantezza e di freschezza data da un frutto a polpa rossa.

 

Al naso profumo di vino giovane, ma molto espressivo con note di fermentazione, un impatto primario di frutta rossa come prugna e ciliegia.

 

In bocca frutta fresca che si traduce in grande succosità. Nonostante l’importante tempo di macerazione, il tannino è morbido, setoso e l’acidità, benché la malolattica sia svolta, si avverte in modo evidente. Ed è la spalla acida unita ai tannini a far percepire l’alcolicità meno marcata, in quanto ben integrata, senza ritorni caldi. Il sorso è succoso, scorrevole, quasi morbido e grazie alla freschezza e a una nota sapida porta a un’apprezzabile persistenza. 

 

Abbinamenti

Primi piatti con sughi saporiti. Carni alla griglia, pesci saporiti come anguilla alla brace. Formaggi a pasta dura stagionati.

 

Conclusione
L’esperimento è riuscito, grazie sicuramente all’annata, ma soprattutto alla grande precisione del lavoro sia in vigneto sia, e forse ancor di più, in cantina. Ma la sfida è interessante perché con la qualità delle uve sarebbe stato semplice produrre un vino longevo, molto concentrato, da dimenticare in cantina. Ma è la volontà di non aggiungere i solfiti l’attualità E’Ssenza, assieme alla capacità di mantenere un grado alcolico di tutto rispetto senza però ostentarlo. E il grande gioco di equilibrio tra alcol, tannini, acidità è riuscito magistralmente.

 

Nella foto 3 Gabriele Farolfi in un momento della degustazione virtuale

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