08dic 2020
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: COLLIO FRIULANO 2016 RUSSIZ SUPERIORE
Articolo di: Fabiano Guatteri

Roberto Felluga, quinta generazione di una famiglia di vitivinicoltori, ci ha raccontato la storia della sua famiglia in occasione di una degustazione del Collio Friulano 2016 Russiz Superiore  in un incontro su piattaforma zoom.

 

La storia dell’Azienda comincia nella seconda metà dell’Ottocento a Isola, paesino istriano.

 

E a Isola un Felluga gestore di una locanda decide di produrre vino non solo da mescere ai propri clienti, ma anche da commercializzare in Istria e a Trieste. Successivamente, nella seconda metà del Novecento, il nonno di Roberto Felluga decide di allargare il mercato vinicolo. In quel periodo, ossi tra le due guerre, Grado è ritornata all’Italia, e lì il nonno decide di aprire un deposito e di vendere i suoi vini, il Refosco e la Malvasia, a Grado, in Friuli e in Veneto.

 

Intuisce inoltre la potenzialità enologica del Friuli e, in particolar, del Collio, cosicché decide di aprire una cantina nel 1938 a Gradisca, località dove si trova l’attuale sede della Marco Felluga. Questa scelta si dimostra molto felice perché la famiglia, con la Seconda Guerra Mondiale perde tutto: il fratello del nonno, che vive a Isola, è costretto a scappare e la famiglia deve ripartire quasi da zero perché gran parte del vino è prodotto in Istria. Fortunatamente c’è Gradisca che rappresenta una base sicura, e da lì la famigli riparte con l’acquisizione di nuovi vigneti. Nel 1956, siamo alla generazione successiva, i due fratelli alla guida dell’Azienda, il padre e lo zio di Roberto Felluga, si dividono, e il padre rimane a Gradisca dove fonda la Marco Felluga.

 

L’Azienda nel 1967 acquisisce Russiz Superiore, una realtà con più di 700 anni di storia che si rivelerà un acquisto di fondamentale importanza. Successivamente il timone passa nelle mani di Roberto che può contare su un’estensione di 100 ettari di boschi, di seminativi e che comprende 50 ettari a vigneto.

 

L’Azienda Marco Felluga riporta come simbolo il Leone di San Marco perché Venezia diede un impulso importante a Gradisca, mentre l’emblema di Russiz Superiore è l’Aquila a due teste che rappresentava la famiglia proprietaria nel 1500. Il Collio è un territorio vocato alla produzione di uve a bacca bianca, le quali rappresentano l’85% dell’intero vigneto. Nelle due aziende di Roberto Felluga i vini bianchi costituiscono circa l’80% della produzione mentre i rossi il restante 20%. Pinot grigio e Sauvignon rappresentano quasi il 50% della produzione; aggiungendo a questi Friulano e Ribolla gialla si arriva al 70%. Le uve pinot grigio sono qui presenti dalla seconda metà dell’Ottocento e pertanto, come spiega Roberto Felluga, se non si possono considerare autoctone, sono pur sempre uve tipiche.

 

La superficie del Collio è relativamente piccola: si estende su 7 mila ettari dei quali meno di 1500 sono a vigneto e solo le vigne in collina possono fregiarsi della Doc. Nei fondovalle i terreni sono più grassi, più ricchi mentre per produrre vini di qualità le viti devono radicare nella marna e nell’arenaria, componenti che definiscono il terreno del Collio. Si tratta di un suolo molto particolare, dove si trovano anche fossili, perché qui c’era il mare. Ciò spiega la salinità che troviamo nei vini, perché l’equilibrio sapido, il bilanciamento tra corpo e frutto è dettato anche da questa caratteristica del terreno.
La zona si colloca in linea d’aria a 20 km dal mare e a mezz’ora d’auto dalle Prealpi Giulie che creano un barriera: si trova a nord, ma il clima è mediterraneo, mite.

A fine estate e durante il periodo della raccolta si verificano importanti escursioni termiche tra dì e notte che sono fondamentali per creare gli aromi che l’uva comunicherà al vino.

 

Per quanto si rimanga nell’ambito della tradizione” spiega Roberto Felluga “ancorati alla nostra storia e alla nostra identità, pur non seguendo le mode, siamo tutti in qualche modo condizionati da ciò che ci sta attorno: se confrontiamo i vini di trent’anni fa con quelli attuali si riscontrano inevitabilmente sia pur piccole diversità. Vanno inoltre considerate le differenze imputabili al cambiamento climatico: negli anni si è dovuta anticipare la vendemmia. Fortunatamente non ci sono state ripercussioni negative sulla qualità dei vini però di fatto il global warming incide come incidono anche altri fattori a partire dalla sostenibilità”.

 

In merito l’Azienda, e per Azienda intendiamo anche Russiz Superiore, non usa diserbanti chimici, impiega concimi organici, utilizza energie da fonti rinnovabili e ha ridotto l’emissione di SO2. Per quanto riguarda lo stile di vinificazione, l’azienda tende a ridurre leggermente l’alcolicità; lavora su pratiche agronomiche che danno complessità, ma anche eleganza. I vini prodotti sono dotati di verticalità: l’acidità è un fattore assolutamente salvaguardato.

 

Negli anni in cui non si parlava ancora di cloni Marco Felluga effettuava selezioni massali  e questa è una grande ricchezza di cui dispone l’Azienda. Oggi tutte le varietà presenti in vecchie vigne sono selezioni massali, biotipi che fanno parte della realtà aziendale e tra questi il friulano, un tempo tocai. Va ricordato, per inciso, che il Consiglio della CEE con decisione n. 93/724/CE del 23 novembre 1993 stabilì che esiste un solo Tocai, ed è quello ungherese e il Tocai italiano, per quanto di grafia diversa, aveva tempo sino al 31 marzo 2007 per cambiare denominazione. Cambiamento che ebbe inizialmente un impatto negativo, ma oggi con friulano si identifica questo preciso vitigno.
In azienda il 15-20% dei vini sono fermentati e affinati in legno e il restante 80-85% in acciaio poi si procede con l’assemblaggio. Il vino vinificato in acciaio non svolge la malolattica, così come quello in legno, se non molto raramente. Quando è utilizzato il legno l’apporto è molto delicato perché si vuole mantenere il frutto e le caratteristiche varietali del vitigno.

 

Collio Friulano 2016 Russiz Superiore  (foto 1)

 

Nel 2016 il germogliamento è avvenuto in leggero ritardo, verso la fine di aprile, in compenso il mese di maggio, che è stato caldo, ha permesso di recuperare il ritardo. Piogge a giugno ed estate con andamento regolare sino alla vendemmia: è stata un’annata decisamente positiva.
La produzione per pianta è di circa 1 kg di uva: in questi anni il tocai/friulano è cambiato, non è molto produttivo al contrario di come era in passato e genera grappoli spargoli, anziché compatti come un tempo.

 

Vinificazione
Il Friulano è la bandiera della produzione aziendale; è vinificato in acciaio, eccetto una piccola parte in barrique, circa il 15 per cento, con macerazione di poche ore in pressa a basse temperature. Una macerazione quindi breve, dosata, per evitare che prolungandosi, le caratteristiche del vino possano cambiare, perdere le peculiarità varietali, frutto, eleganza, bevibilità. Affina sur lie per sei mesi, quindi in bottiglia.

 

Note di degustazione
Nel calice riflette colore giallo paglierino.

 

Al naso note floreali e fruttate, evidenti sentori balsamici con, sensazioni vegetali ma non verdi, macchia mediterranea.

 

In bocca freschezza che presuppone longevità perché è un vino in fase di crescita, di evoluzione. L’impatto in bocca è carezzevole, fruttato, spalla acida ben espressa. La morbidezza che si avverte nel vino è data dalla permanenza sui lieviti e dalla concentrazione, ossia dagli estratti. Il legno è presente, ma come sottofondo e non è invasivo. Alla freschezza si unisce piacevole sapidità e il sorso lascia la bocca pulita.

 

Abbinamenti
Va bevuto a 12 °C abbinato al prosciutto crudo di San Daniele; grazie all’acidità anche a salumi grassi come il lardo. Da provare con cotoletta alla milanesedentice al forno e asparagi.

 

Prezzo in enoteca 26 euro

 

 

Roberto Felluga, ora affiancato dalla figlia Ilaria studentessa di enologia, spiega con chiarezza la filosofia aziendale. Grande attenzione in vigna, nessuna forzatura in cantina e il legno, se utilizzato, viene “dosato” per non livellare le caratteristiche proprie del vitigno. Il risultato è un vino dal sorso lungo, complesso, definito da freschezza e sapidità.

 

Nella foto 2 un momento della degustazione, nella foto 3 Roberto Felluga con la figlia Ilaria

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