31gen 2022
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: CACCIA AL PIANO BOLGHERI SUPERIORE 2018
Articolo di: Fabiano Guatteri

Paolo Ziliani, in rappresentanza della proprietà, Francesco Lippini, direttore marketing e Ferdinando Dell’Aquila, enologo di Caccia al Piano, hanno presentato alla stampa, in un incontro su piattaforma Zoom organizzato dall’Agenzia di Comunicazione Fruitecom, la nuova etichetta della maison toscana.

 

Prologo
Nel 2003 la famiglia Ziliani (Berlucchi) acquisisce la tenuta Caccia al Piano, motivata dalla posizione, e dalla splendida Vigna San Biagio che per altitudine, esposizione, e terreno ne facevano una realtà vocata. Da allora si succedettero anni di lenta, costante crescita qualitativa che, in un passato più recente, ha vissuto un’accelerazione. Procediamo con ordine.

 

La tenuta si chiama Caccia al Piano in quanto mutua il nome dell’edificio sorto nel 1868 nella piana di Bolgheri che era la casa di caccia più importante della famiglia della Gherardesca, proprietaria di tutte le terre del Bolgherese.
La cantina, costruita adiacente al casale, è stata completata nel 2011 (foto1). Con gli anni, come detto, è stato intrapreso un lavoro di valorizzazione dell’azienda, considerato il potenziale che via via esprimevano i vini. Con l’immissione sul mercato di Caccia al Piano Bolgheri Superiore Doc 2018 (foto 2) si evidenzia una nuova immagine che nasce dalla volontà di elevare il brand. Il nuovo logo di Caccia al Piano mantiene un volto femminile, ma non più anonimo come quello precedente: nel cerchio è infatti raffigurata Diana dea della caccia, per sottolineare la stretta connessione tra attualità, tradizione e territorio, cui aggiungiamo eleganza, che sono le caratteristiche che definiscono lo stile della casa.

 

Caccia al Piano Bolgheri Superiore Doc 2018

E’ il vino più rappresentativo dell’azienda, un blend di cabernet franc e di caberner sauvignon, di fatto un cru di parcelle selezionate della Vigna San Biagio che a sua volta è il cru più importante dell’azienda. Questo vigneto si differenzia dagli altri della zona Doc, in quanto non si ferma ai 50-70 metri di altitudine standard, ma raggiunge 180 m s.l.m.. Caccia al Piano, per usare le parole di Francesco Lippini “è l’espressione totalitaria di una vigna”.

 

Vigna San Biagio è uno dei 4 vigneti di proprietà della Tenuta. Si trova sulla sommità di una collina attorniata da macchia boschiva. Nella stesso areale si trovano realtà prestigiose quali Sassicaia, Masseto, Ornellaia, Grattamacco.

 

Vigna San Biagio si sviluppa su 12 ettari che costituiscono un corpo unico adagiati sul colmo della collina e si estende su due versantim sud est e sud ovest, costituendo, grazie al bosco che costituisce una sorta di recinzione, un clos naturale. Il suolo ha una composizione eterogenea, tessitura argillosa, calcarea ricca di scheletro. Il vigneto è suddiviso in sette parcelle ciascuna caratterizzata da specifiche varietà di uva: cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, syrah. L’impianto del vigneto è ad alta intensità, scelta effettuata circa vent’anni fa.

 

Perché l’alta intensità
In un impianto ad alta densità, per cui con le piante messe a dimora a distanza ravvicinata, vi è una forte competizione radicale. Conseguentemente, come spiega Ferdinando Dell’Aquila, gli apparati radicali tendono a esplorare ed espandersi in profondità. Raggiungono pertanto strati ricchi di microelementi e soprattutto falde di acqua stabili che permettono un costante apporto idrico rendendo la pianta più autonoma rispetto alla casualità meteorologica e alla irrigazione di soccorso.

 

Questa competizione radicale comporta negli anni il raggiungimento di un equilibrio tra nutrimenti e rapporto idrico, e l’equilibrio si traduce in una vigoria ottimale e a un frutto maturo. Le uve cabernet dimorano sul versante sud ovest e pertanto godono di una esposizione ideale, intensa luminosità data anche dal mare (foto 3) e grazie al mare, una costante ventilazione quindi situazioni perfette per portare a maturazione le uve, soprattutto fenolica.

 

Inoltre la costante ventilazione riduce, se non elimina, possibili malattie che potrebbero far ricorrere a fitofarmaci, perché per produrre grandi vini e di grande longevità, ricorda Ferdinando D’Aquila, servono uve non solo mature, ma anche perfettamente sane.

 

Annata 2018
Inverno freddo, primavera piovosa e un po’ fredda, luglio caldo e asciutto, agosto con piogge ristoratrici, settembre caldo e asciutto, hanno portato le uve a una maturità ottimale da un punto di vista fenolico e aromatico, grazie anche alle forti escursioni termiche tra notte e dì. Pertanto grazie al lento accumulo delle sostanze zuccherine, risultato di una maturazione lenta e graduale, in cantina sono arrivate uve con una maturità fenolica ben espressa, una maturità del frutto che implica un’estrazione di precursori aromatici per natura stessa dell’annata.

 

Vinificazione
Tutte le parcelle dell’azienda sono vinificate separatamente, e durante la raccolta selettiva le uve sono messe in cassette piccole in modo che non si schiaccino. In cantina, dopo un’ulteriore selezione manuale, l’uva viene subito diraspata utilizzando una diraspatrice che scarta gli acini non perfettamente maturi così come quelli un po’ passi e avvizziti; gli acini troppo maturi si rompono e vengono deviati mentre quelli disidratati rimangono attaccati al raspo e con esso eliminati. La fermentazione con macerazione si protrae per 2-3 settimane e avviene per il cabernet franc in tini legno, mentre per il cabernet sauvignon in tini di acciaio, in entrambi casi a temperature controllate. La fermentazione malolattica si svolge in serbatoi inox, poi i vini sono elevati per 12 mesi in barrique nuove e di secondo passaggio (foto 4). Successivamente le migliori barrique delle migliori parcelle sono assemblate, quindi il vino viene travasato parte in barrique di secondo passaggio, parte in botti di 35-50 hl, per altri 6 mesi. Imbottigliato il vino affina 6 mesi.

 

Caratteristiche gustative

Alla degustazione il vino presenta:

Colore rubino intenso non nuance violacea.

Al naso è segnatamente fruttato con ricordi di piccoli frutti anche sotto spirito e in confettura, e fondo balsamico. Non mancano sentori terziari di liquirizia, di pepe, di vaniglia, mai dominanti.

In bocca buon struttura, trama tannica fitta, setosa , elegante che si intesse al vino con il trascorrere dei mesi di affinamento in bottiglia; piacevole freschezza, componente sapida pronunciata.

 

 


Conclusioni
La Tenuta con Caccia al Piano Bolgheri Superiore 2018 ha voluto ottenere, almeno per questa annata, un vino precipuamente elegante, bevibile più che concentrato. I sentori terziari come cuoio, liquirizia non hanno tolto al frutto il ruolo di protagonista. Il tannino, la complessità del vino, evidenziano l’eleganza, più che la potenza. E il vino, pur avendo svolto la fermentazione malolattica, con pH 3,55 si rivela comunque fresco, agile, dall’aromaticità ben accesa.

 

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