06ott 2018
BIRRIFICIO PORETTI 3 | PERCHÉ IL VETRO INQUINA. MEGLIO IL PET?
Articolo di: Fabiano Guatteri

Il nostro viaggio nel Birrificio Poretti giunge alla terza e penultima puntata; in precedenza ne abbiamo parlato qui  e qui. Ritorniamo a considerare i fusti di PET per la birra. Un aspetto rilevante, come abbiamo visto, è che questi non richiedono anidride carbonica aggiunta per la spillatura, per cui la birra non “pesa” sullo stomaco e pertanto se ne può bere di più.

 

Però attenzione: il Birrificio Poretti, ricorda Antonella Reggiori Italy Operations Director di Carlsberg Italia, raccomanda di bere responsabilmente, che è il messaggio comunicato ai punti di vendita e ai propri consumatori. La birra più leggera, più digeribile, di fatto, da un punto di vista meramente commerciale, invita al consumo e pertanto permette al pubblico esercizio di vendere di più e meglio. Per conseguenza si eleva la qualità del prodotto spillato giacché il punto vendita può proporre, oltre alle birre di largo consumo come le lager, quelle speciali che sono più qualificanti e maggiorante remunerative. Ciò perché le birre più pregiate pur avendo minor movimento, con il PET conservano la propria fragranza almeno per un mese (contro i 5 giorni dei fusti in acciaio) e pertanto dispongono di tutto il tempo necessario per essere erogate.

 

Ma i vantaggi del PET, che ricordiamolo è inerme, non si esauriscono qui. I fusti di acciaio contengono 25 litri, mentre quelli di PET 20 litri. Il peso, dei recipienti di acciaio, la tara, è di 8 kg, che sommati ai 25 kg di birra raggiungono 33 kg, e per legge pertanto ciascun fusto deve essere movimentato da due operatori. Il fusto di PET pesa 300 g e quindi il peso totale è poco più di 20 kg, consentendo la movimentazione con un solo operatore, ed è un risparmio a 360 gradi.

 

Ma oltre a quanto sin qui detto il grande valore di questa tecnologia, come sottolinea Antonella Reggiori, è la sostenibilità. Se confrontiamo la vita di un fusto di acciaio e di uno di PET dal birrificio al punto di vendita, il più ecologico è il primo. E’ ciò che emerge da un lavoro di due anni che Carlsberg Italia ha condotto con IEFE Bocconi  in cui è stato realizzato un confronto tra i fusti dei due materiali dal punto di vista del ciclo di vita: dalla produzione della materia prima sino al consumatore finale. Ne è emerso che vince il fusto di PET per il minor consumo di anidride carbonica, pari a 25 kg per ogni tre fusti. Per cui per ogni 60 litri di birra si risparmia l’emissione di CO2 uguale a quella di un albero in un anno di vita.

 

Con il PET sia le birre di maggior pregio sia le altre sono vendute di più. A corroborare quanto detto basti dire che sino a dieci anni fa la vendita di fusti di acciaio era pari a 15 hl di birra annui a punto vendita, mentre oggi con il PET la media è salita a oltre i 50 hl. Carlsberg in Italia conta 30 mila punti vendita che trattano solo PET. I punti di vendita che sposano il PET riducono il commercio di bottiglie: PET e vetro generano un rapporto inversamente proporzionale. Il vetro da un punto di vista ambientale è un problema. Il vetro è vissuto come materiale a basso impatto ambientale, ma in realtà non è così. Pesa, e il fatto che non si butti, per assurdo, comporta un costo aggiuntivo in termini di inquinamento e ciò vale anche per il fusto di acciaio.

 

Per chiarire prendiamo in considerazione la spedizione di una fornitura di birra che parta dal birrificio di Induno e arrivi a un pub di Catania: la birra viaggia in TIR sino a Napoli, dove si imbarca per poi sbarcare a Palermo e proseguire in TIR sino al punto di vendita catanese. Già il fatto che acciaio e vetro pesino più del PET, a parità di birra trasportata, segnano un costo ambientale maggiore in termini di produzione di anidride carbonica. Ma attenzione: arrivati a destinazione, il PET dopo l’uso verrà messo nella campana della plastica e riciclato, mentre vetro e fusti di acciaio dovranno ritornare al birrificio, per cui intraprenderanno un viaggio di ritorno che comporterà ovviamente emissione di anidride carbonica. Infine una volta nel birrificio fusti d’acciaio e vetro, saranno sanificati, e ciò richiederà un altro consumo energetico.

 

Pertanto i 25 kg di risparmio di CO2 ogni 60 litri di birra confezionati in PET sono attribuibili anche al trasporto. Carlsberg non vede il PET come un rifiuto ma quale materiale che genererà un nuovo oggetto e pertanto avrà una nuova vita. Se il consumatore aderisce a questa filosofia che ha per mission la sostenibilità, e la supporta, di fatto, partecipa al grande programma di salvare il pianeta.

Tutto ciò conduce ad alcune riflessioni che esulano dal prodotto in sé, ma guardano più in là e che vedremo nella prossima e conclusiva puntata insieme alle birre a più luppoli

(continua)

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Indirizzo : Via Olona, 103, Induno Olona
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